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martedì 20 settembre 2016

Cibo e stress, l’inconsapevole rapporto complesso.

Da piccoli una delusione, un piagnisteo, un dolore era motivo perché i genitori cercassero di compensare questa perdita, questo vuoto nel corpo, con qualcosa da mangiare, qualcosa che riuscisse a colmare questo bisogno, meglio se dolce. Ebbene questo probabilmente è la principale causa della fame emotiva il cosiddetto emotional eating è quanto affermato dalla Dott.ssa Claire Farrow, una psicologa della Aston University, in Inghilterra alla fine di uno studio effettuato su un gruppo di bambini.

I cibi consolatori (cioccolato, gelato, ecc.) sono spesso quelli più ricchi di calorie e sono anche quelli meno sani, quindi vengono usati spesso come premi. L’effetto di questo comportamento è “programmare” i bambini ad associare questi cibi ai momenti di difficoltà, di tristezza e di sconforto. Crescendo quindi l’utilizzo dei “cibi consolatori” nei momenti difficili (e ci sono molti momenti difficili nella vita di un adolescente) produrrà il consumo di questi cibi, che indurranno sovrappeso, inestetismi e saranno gli stessi cibi consolatori causa di ulteriore tristezza, avviando quindi un circolo vizioso infinito.

Uscire da questa dipendenza non è facile, occorre una nuova consapevolezza del cibo, come dimostra lo stesso studio occorre, rivalutare tutto il proprio vissuto in riferimento al cibo, imparare a rendersi conto dei segnali di sazietà individuare quali emozioni sono alla base dell’impellente ricerca di cibo. Insomma un vero e proprio programma di disassuefazione. Il problema è molto più diffuso di quanto si possa pensare e spesso gran parte delle persone che ne soffrono ne sono completamente inconsapevoli.

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